Mesmereyes

In der Mitte von Schwierigkeiten liegen die Möglichkeiten (A.Einstein)
martedì, 08 dicembre 2009

Bitácora

http://www.arsvitae.it/images/p038_1_00.pngSettantadue ore dissoltesi come la scia di un arereo nel cielo dorato di stasera. Tanti i chilometri percorsi, svariati cibi assaggiati, qualche persona fastidiosa che potevamo evitare, sole, vento, abbracci. Un calderone di odori, sapori, voci, volti, immagini, foto, strade, paesi, abiti e monumenti. Sabato me lo godo a modo mio: fuori c'è il sole che scalda ancora, spalanco le finestre e tolgo la polvere che mi infastidisce. Mi alleno in una palestra semivuota: troppo grande per tre persone ma comunque accogliente che quando si è in pochi le parole scorrono senza timori. Un po' di spesa, un po' di relax, una cena senza pretese, un libro che non riesco a terminare e un sonno ristoratore che testimonia il mio bisogno di rallentare. Infatti, tanto per non smentirmi, la sveglia della domenica suona poco dopo le 7: un sms mi avvisa che non correrò da sola, così, sempre con Fra al mio fianco, vado a Busto che organizzano una tapasciata non competitiva. Incontro un bel po' di facce conosciute e poi con Samuele, podista di una squadra avversaria, iniziamo a sgambettare. Forse una delle corse più belle che abbia mai concluso: ridendo e parlando tutti i 14 km, fermandoci al ristoro come se fosse un picnic, ascoltando le sciùre che si scambiavano le ricette, godendoci il Parco dell'Alto Milanese, senza sentire la fatica, senza pensieri pesanti, senza l'angoscia della classifica. Ci salutiamo dandoci appuntamento per una quasi-mezza maratona domenica prossima e torno a casa provata ma adrenalinica perchè la giornata è solo cominciata. Il pomeriggio ci aspetta un giro per negozi all'outlet di Vicolungo: quest'anno non volevamo regalare niente a nessuno, però poi l'animo magnanimo ci ha convinti che un pensierino per tutti non ci avrebbe sconvolto le finanze più di quanto non lo siano già, quindi...E poi dovevamo trovare assolutamente un giubbotto per Thomas che cresce a vista d'occhio; un paio di magliettine per me; qualche cosmetico che avevo finito e poi, via di corsa, che io odio la massa di gente che entra ed esce dai negozi come se il mondo stesse per finire da un momento all'altro e poi morire per gli sbalzi di temperatura dentronegozio-fuorinegozio non è la mia vocazione, ecco. Una pizza, tanto divano e la stanchezza che mi viene addosso all'improvviso. Mi addormento coccolando Fra così decido che il letto è meglio del divano. Dormo di filata fino al mattino dopo quando vengo svegliata prima dall'altro e poi dall'uno. Doccia, colazione con tutta la calma di un hotel e poi in macchina direzione Torino. La mèta è stata scelta un po' a caso un po' con l'idea di visitare il Museo Egizio. La prima tappa è Chivasso, un paesotto alle porte di Torino famoso per i nocciolini e per Miss Cicca Bagnata, concorso che si tiene a luglio e che consiste nel masticare una Vigorsol con le tette de fora, presumo. La città è come piace a me: col corso in pavè e i negozi sui lati. Compriamo un po' di prodotti tipici, dai formaggi alla torta di nocciola passando per dei biscotti di grano duro. Ci rimettiamo in macchina quando lo stomaco di Fra è in preallarme. Attraversiamo Betlemme (ebbene sì) e, non trovando ristoranti aperti ed essendo già l'una passata, ci fermiamo alla Trattoria tipica di Settimo Torinese. Io avrei voluto alzarmi e andarmene quando non ci hanno fornito un menù scritto, ma Fra, nel fra-ttempo, si era scofanato l'antipasto di salumi composto da ben 2 fette di salame, una di mortadella e 2 striscioline di lardo. Così mi sono permessa di chiedere i prezzi: l'avessi mai fatto! Il cameriere-proprietario è sbottato con ma che pretese sarebbero? qui è un ristorante, mica un self-service. Al che, già ingrifata, gli ho ribattutto che era un mio diritto sapere se le verze che stavo per magnà mi sarebbero costate una rata di mutuo. Ce ne siamo andati maledicendo la fretta e la fame. Torino ci accoglie con un traffico postprandiale che ve lo raccomando, il cielo è grigio e i palazzoni mi danno l'impressione di una città fredda. Attraversiamo il mercato e ci ritroviamo subito nel centro città. Piazza Castello è immensa e il Palazzo Reale non è da meno: purtroppo gli ingressi a pagamento castrano ogni mia velleità artistica. Ci spostiamo ancora più nel cuore della città: gli addobbi fatti coi fondi delle bottiglie di plastica sembrano vetrate di murrine, la coda fuori dal Museo Egizio ricastra la mia voglia di dare un tocco culturale alla giornata, le vetrine delle pasticcerie mi incantano. Fra si esalta davanti al negozio della Juventus (con la fila per entrare pari a quella del museo), a me basta, invece, il Mc Donald's che all'occorrenza diventa pisciatoio pubblico. Ci rimettiamo in macchina all'imbrunire e ripassiamo davanti alle fabbriche di cui leggo sempre ma che non so mai dove collocare. La colonna sonora della giornata è Just breathe dei Pearl Jam e la pioggerellina che comincia a sporcare i finestrini è foriera di quella malinconia che segue sempre i momenti di felicità: ti accorgi che vorresti sempre essere serena, ma sei consapevole che servono anche i calci sui denti per apprezzare quel che di più bello hai. Rientriamo a casa pieni di pacchi, il tempo di sistemare tutto e di cenare che poi il sonno sopraggiunge, nonostante lo scazzo per ciò che mi spetta e tarda ad arrivare. E' già martedì quando riemergo dal torpore e mi ritrovo Fra tutto affusillato che abbisogna di coccole. Ma mica solo quelle, eh! Me la prendo con calma anche se scalpito per uscire a correre. In tutta tranquillità ripercorro una strada a me fin troppo familiare, ma la adoro perchè è piena di salitone e sentire male alle cosce è piacevolmente masochistico. Mi godo ogni metro e torno a casa stanca e affamata. La doccia è un toccasana, ma mai quanto il sole che batte sul piumone e scalda come la stufa di nonna. Decido che è la giornata giusta per indosare la minigonna: federica-minigonna = impresa epica. Fra mi dà l'approvazione e si diverte pure a fotografarmi. Io, dal canto mio, mi vergogno come un'ape ignuda, ma chissenefrega. Andiamo a Varese che c'è l'Eurochocolate e, se funziona come l'anno scorso, ai Giardini Estensi la Lindt regala cioccolatini. E così è. In piazza è pieno di stand dove espongono tutti i maggiori produttori di cioccolato: tavolette di ogni sorta, liquori, bonbon. E la piadina con la Nutella ha un profumo fenomenale. Passeggiamo per il centro sempre coi negozi aperti e le persone impazzite che sembrano palline di flipper. Noi torniamo a casa con la carta da pacchi comprata dai cinesi che ho già tranciato mentre impacchettavo. Ho già smadonnato il giusto che il secondo tubo che compro e il primo è finito nella monnezza.
Ho visto Thomas che, aiutato dalla mamma, provava a camminare e rideva al solo sentire la parola papà.
Mi aspettano un paio di settimane intense, tra visite mediche, concerti, pranzi e lavoro.
Ho voglia di passare del tempo con le persone che amo.
Una di loro mi ha regalato quattro giorni indimenticabili, momenti in cui ci si capisce con uno sbattere di ciglia, si ride per la stessa stronzata, si mangia dalla stessa forchetta.
postato da: nenufar alle ore 08/12/2009 18:35 | link | commenti | commenti
categorie: le chicche della chicca, lotta say, alfa&beta il uicchènd
venerdì, 04 dicembre 2009

Back on my feet

Da un po’ di tempo mi fai venire in mente una persona che “cade e si rialza, corre, cade e si rial­za”, come quella descritta da Robert Hass nella poe­sia Time and materials. Hai la mia compassione quando cadi, la mia ammirazione quando ti rialzi e il mio sostegno quando ricominci a correre. Ormai avrai capito che non devi vergognarti se cadi. Anche questo fa parte di quel processo di apprendimento che ti sta rivelando segreti su come rialzarsi e correre.

Ecco, perfetto: mi calza a pennello. Che io, in effetti, un po' misirizzi mi sento.

E queste stelle oggi mi piacciono un sacco. Che non solo cado e mi rialzo, ma mi metto anche a correre.

Che voglio di più? Magari solo una giornata di sole, che oggi questo grigiume di ghisa mi sta un po' stretto. Ma confido nel weekend lunghissimo che spero sia foriero di quanto più ci aggrada.

postato da: nenufar alle ore 04/12/2009 08:41 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: just words
mercoledì, 02 dicembre 2009

Ci si prova



A volte si fa fatica a fare la cosa giusta. Che poi, forse, la cosa giusta non esiste, ma esiste quella meno sbagliata. O, semplicemente, quella che gli altri si aspettano da te o che fa piacere a qualcun altro. Un po' mi costa, perchè è come perdere parte della mia libertà di scegliere.
Scegliere significa separare la parte migliore dalla peggiore, quindi eleggere ciò che par meglio. Insomma, è come avere in mano un filtro e riuscire a far fuoriuscire solo le pepite d'oro.
Ogni tanto ci riesco. E un po' ne sono contenta.


postato da: nenufar alle ore 02/12/2009 21:34 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: just words
martedì, 01 dicembre 2009

DichEno



... che Corona abbia chiesto la mano a Belén.

Pensavo che fossero già andati oltre...la mano

Stasera sono stanca e la mia mente non partorisce niente altro (lo so che ci vorrebbe l'apostrofo ma Gino Splinder ha deciso di cambiare la grammatica come più gli aggrada).
Forse la situazione si sta sbloccandonel modo giusto ma io, finchè non entro in casa nostra, non canto vittoria.
Ho tanto bisogno di riposo e di premere off per qualche ora.
Intanto mi vado a ingozzare di latte bollente e biscotti integrali.

postato da: nenufar alle ore 01/12/2009 21:12 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: le chicche della chicca, sex&fun
martedì, 01 dicembre 2009

Make war (e pure love)

Io sono buona e cara, sorridente, disponibile, affabile, estroversa, caruccia e anche un po' bertuccia.

Ma se mi fanno girare i coglioni divento una bestia.

Questa è la mail inviata in risposta ad una comunicazione dell'agenzia immobiliare.

Non spiego nulla che tanto dalle mie parole e dal tono si capisce benissimo quale sia l'entefatto e la frase che ha scatenato la mia ira:

"Ciao,
mi spiace ma è una richiesta che NON ACCETTIAMO.
Nel compromesso hanno firmato per andarsene il 28 febbraio e così deve essere.
Se loro se ne vanno di casa il 31 marzo mi pare alquanto improbabile che il 1 aprile (cos'è uno scherzo?!) noi abbiamo già il Bressan fuori dalla porta di casa coi mobili pronti e la sera già dormiamo nel nostro letto. Così facendo ci servirebbe anche aprile.
Noi la disdetta l'abbiamo già data (sabato è venuta la ns. proprietaria) e il 31 marzo 2010 non abbiamo più casa. Voglio dire: ci arriva anche un bambino a fare i conti!
All'inizio si parlava di fare il rogito addirittura a dicembre, ci siamo affrettati per fare tutto velocemente e ora addirittura a marzo?
Scusa ma è inaccettabile.
Noi abbiamo un documento firmato da TUTTI  e non mi pare proprio il caso di andare oltre.
Non è un nostro problema se l'altra persona è scorretta. Noi abbiamo cercato di andare incotro a Raffaele nel miglior modo possibile, ma siamo un po' stufi.
E ora capisco il motivo della mancata autentica del compromesso per allungare i tempi.
Complimenti"
Al mio segnale...
 
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categorie: lotta say, cu casi umani, dis-gusto
domenica, 29 novembre 2009

Dallaallazzeta: di lavoro, occhi lucidi e cioccolato rosa



Venerdì mi basta una frase per farmi cambiare umore. Un'inversione a U che parte dall'interno e mi arriva alle tempie. Mi alleno in palestra con la testa altrove e le mascelle serrate. Mi ritrovo a casa da sola a tradurre: tre ore di lavoro inaspettato che mi è servito per focalizzare il cervello sui bambini del mondo. Anche se i pensieri alla fine convogliano verso un unico punto: spesso mi sento una comparsa nella mia stessa vita, una di quelle che appare fugace e fugace scompare. Vado a letto tardi, infreddolita e un po' svuotata. Non dormo perchè sono preoccupata, mi giro e rigiro perchè ho i piedi freddi, c'è quella metà che mi manca perchè è ad una cena che avremmo dovuto presenziare entrambi. Mi sveglio sabato ancora con la luna storta e la preoccupazione di non saper trovare le parole giuste per dire alla proprietaria di casa che disdettiamo il contratto. Però fuori c'è il sole e allora faccio entrare aria salubre e fresca e ritemprante. Ho tempo per tradurre e per pormi mille domande. Anche se vorrei meno punti interrogativi e più punti esclamativi. Susanna arriva dopo le 11, le parole escono con leggerezza e lei capisce tutto. E' felice per noi, ma le vengono gli occhi lucidi perchè se cercherò altre persone le voglio come voi. Ci rassicura sui tempi e i modi, la salutiamo più sollevati e ci scappa un sorriso che è la molla per cominciare a parlare. Spiego come mi sento e come non vorrei più sentirmi: io non sono complicata, tutt'altro. Basta sapermi ascoltare. Le tensioni si allentano e pranziamo con calma. In palestra siamo in tanti, ma riesco a scaricarmi e ad allenarmi come mi aggrada. C'è tempo per fare la spesa e per continuare a tradurre. Inforno piccione e polpettone arrosto della mamma: il volatile finisce nello stomaco di Fra. Uno intero, tutto d'un fiato. Traduco ancora e scopro che il testo su cui sto lavorando è uscito, sottoforma di svariati editoriali, in un famosissimo settimanale spagnolo. E gongolo come non mai, anche se so che devo fare meglio di meglio. Andiamo a letto presto, stanchi ma sereni. Vengo svegliata da Fra che cerca di scavalcarmi e non trova pace. Ma tanto sono le 8 passate, è ora di vestirmi e andare a correre. Mi ritrovo sullo stradone che percorro ogni mattina: sono io, qualche macchina sparuta e qualche gruppetto di podisti. Cerco di correre in salita il più possibile e, sulla via del ritorno, inizia a piovere. E' una sensazione inusuale per me riuscire a sentire il rumore delle gocce che cadono sulle foglie, il mio respiro e il silenzio ovattato tutt'intorno. Torno a casa giust'in tempo per evitare il diluvio. Finisco di tradurre, mi godo gli ultimi km della Maratona di Firenze e poi si va al ristorante che oggi c'è il pranzo ufficiale della Podistica Vergiatese, la mia squadra che ha la mia età. Mangiamo dalle 13.30 alle 17: aperitivo, antipasti vari, tris di primi, carne e pesce, tiramisù, mousse di cioccolato rosa e caffè. E poi la tanto attesa premiazione e la lotteria. In pratica vengono messi in palio i premi vinti come gruppo durante le 34 gare. Di quelli a scelta mi prendo il set di pentole; di quelli estratti a sorte mi porto a casa un servizio di piatti infrangibili per 8, uno spremiagrumi, un contenitore termico per riempirlo di cibarie del paesello, due appliques gentilmente rifiutati da due compagni di squadra e il cd di Ivan cattaneo che devo far sparire subito. Ho riso tanto ad ascoltare i racconti di Renato che vertevano sui podisti morti, anche in malo modo. Ho la maglia nuova e mi daranno anche la tuta ufficiale. Ho già i fogli per l'iscrizione. Pure per Fra che circa 20 persone vorrebbero vederlo correre. Sarà la mia prossima missione.
Ora sono a casa, in fase digestiva ritardata e con un sonno tremendo acuito dalla pioggia battente.
E domani si spera di parlare col BigBoss.
postato da: nenufar alle ore 29/11/2009 18:18 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: alfa&beta il uicchènd
giovedì, 26 novembre 2009

Certezze



Da grande voglio fare l'ex moglie di Berlusconi.
postato da: nenufar alle ore 26/11/2009 21:09 | link | commenti (9) | commenti (9)
categorie: le chicche della chicca, cu casi umani, nano è il contrario di onan
mercoledì, 25 novembre 2009

Così



Odio non avere risposte quando mi vengono promesse. Odio chi promette risposte che tarda a farmi avere. Ho la testa fin troppo zeppa e piano piano mi sento schiacciare, perchè mi piace avere tutto sotto controllo e se qualcosa sfugge me ne dò la colpa. Mi vengono i brividi a leggere di legami che si sfaldano, anche se sono cosciente che nulla è eterno, se non l'idea che ci facciamo noi dei sentimenti. Perchè ci dà sicurezza, ci fa stare bene, ci avvolge come la coperta di Linus. Uno si augura che una storia duri per sempre ma io ho imparato che può sollo durare il più possibile. E bisogna saper accettare la fine, che può essere anche un inizio. Le mie sono le belle parole di chi in questo momento non può chiedere di meglio, lo so. Però molto spesso mi sono trovata sul filo del davanzale a dover decidere se fare un passo avanti o voltarmi indietro verso chi mi tendeva una mano. E se avessi deciso di saltare sarei stata da sola. Io e il vuoto. E allora in quei secondi di buio mi passano davanti i momenti più belli, perchè quando sono in difficoltà la mia memoria filtra solo il meglio. La paura di non poter più provare tutto ciò mi attanaglia e penso che è vero che certi legami si spezzano o che certi legami non possono aggiustarsi con l'Attak o che certe storie sono solo delle parentesi nelle vite di due persone. Ma penso anche che la forza di certi legami va oltre, oltre noi stessi, oltre quella sottile linea di confine tra singolare e plurale come la forza della manina di un neonato che afferra la vita, afferra la mamma, afferra l'essenziale.
Così, con tanta semplicità.

postato da: nenufar alle ore 25/11/2009 21:19 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: lotta say
martedì, 24 novembre 2009

Figaro qua figaro là



Qualche anno fa la mia nonna materna ci raccontò di aver avuto una visione mentre era in camera da letto: Padre Pio le si era presentato annunciato, come vuole la tradizione, dall'odore di rose. Ora, io sono alquanto scettica e non mi sono pronunciata, però lei era talmente entusiasta che si decise di regalarle un crocifisso quasi a grandezza naturale. Per anni cotanta possenza di terracotta, fatta interamente a mano da un artista a me ignoto, è rimasta appesa al muro del salone. Da quest'estate, da quando, cioè, Andrea e Alessia hanno deciso di andare a convivere al piano superiore della casa di mia nonna, il crocifisso è stato relegato in cantina, per mancanza di spazio. La settimana scorsa mia nonna viene richiamata dalle grida di giubilo di mio nonno:

Pierì veni jo che ho tajato li capilli a Cristu!!
(Trad.: Pierina, luce dei miei occhi, porta le tue stanche membra in fondo alla scalinata e vieni accanto a me a rendere omaggio al certosino lavoro di parrucchieria che mi sono permesso di attuare su questa figura eterna)

Mia nonna, alla vista di cotanto scempio blasfemo, non sapeva più se incazzarsi come un'ape sudata o se buttarsi per terra e rotolarsi sul pavimento per il tanto ridere.

Oh Dà, ma ch'hai fattu? L'hai ruinatu..Nun se fonno shte cose
(Trad.: Dario caroconsorte mio adorato, ma che malsana idea è balenata nella tua mente così pura? Anzichè esaltarne le qualità hai quasi rovinato tutta la figura. Birichino che non sei altro, non si fa così)

Pierì che te devo da dì...c'ia tutti li capilli davanti la faccia, nun vidja gnente e jel'ho tajati co le cesoie..che voli che sia? (Trad. Pierina mia splendida, come posso giustificarmi per ciò che ho fatto? Ho notato che la chioma fluente gli cadeva dinanzi agli occhi impedendogli di avere una visione nitida del mondo circostante e così ho imbracciato le cesoie e ho provveduto a ridargli la vista, come Dio vuole).

Ora, capite perchè, quando mia mamma mi ha detto tuo nonno ha tagliato i capelli a Gesù Cristo, io ho riso per mezz'ora asciugandomi le lacrime e massaggiandomi le guance per il tanto scompisciarmi?
postato da: nenufar alle ore 24/11/2009 21:15 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: le chicche della chicca
lunedì, 23 novembre 2009

Miele e latte caldo



Il mal di testa mi ha accompagnata da metà mattina fino a prima di cena. Io non ne soffro, ma risento molto della pressione, non solo quella atmosferica. Stamattima mi sono fatta coraggio, ho respirato a fondo e sono andata dal BigBoss a raccontargli che mi sono accorta di come qualcuno sia riuscito ad intrufolarsi nel mio account di posta e a leggere alcune mail. Il truffaldino pensava di farla franca e farmi fessa, ma la sottoscritta non ha il dono dell'ubiquità (non ancora, intendo...) e quindi non poteva leggere due mail arrivatele alle 18.04 e alle 19.41. Bastava riselezionarle e segnarle come da leggere, ma l'intelligenza presunta di cotanta mente non arrivava a tali sommità, indipercui, l'ho sgamata. Visto che in questo periodo ho per le mani dati e informazioni molto private, sensibili e personali che fanno gola a chi so io, per pararmi il culo io ho fatto presente ciò che era successo. Senza accusare nè puntare il dito, con molta calma e facciadaculaggine®, ho affondato la lama. Il BigBoss ha capito tutto (anche concetti di informatica di base che pensavo fossero arabo per lui), mi ha detto che una violenza e una violazione della mia privacy non è ammissibile tanto più che la tua password è custodita in una busta chiusa. Certo, peccato che la custode è la tua ex moglie nonchè IT manager dell'azienda, nonchè administrator del sistema. Insomma, le sue parole sono state Ci siamo capiti. Ahivoglia se ci siamo capiti. Non aspettavo altro. Mi ha consigliato di tenere tutto sotto controllo, di cambiare la password alla scadenza e di dare e lei una password sbagliata in busta chiusa. Che poi non potrà mai venire a sgridarmi perchè la password non è corretta. Potrei risponderle scusa, ma come fai a saperlo?. A quel punto la cacca comincerebbe a salirle fino al collo. Io ci tengo alla fiducia di chi mi dà fiducia e non vorrei che la Mente Eccelsa di cui sopra, rubando informazioni dal mio account, andasse in giro a sparlare facendomi fare la figura di colei che va a spifferare i segreti del capo. E non vorrei nemmeno trovarmi invischiata nelle loro faide familiari con avvocati e compagnia bella, vista la recente separazione. Io il mio dovere, con molta diplomazia, l'ho fatto.
Mo' so' cazzi sui
postato da: nenufar alle ore 23/11/2009 21:30 | link | commenti (7) | commenti (7)
categorie: just words, job senza blow

Chi sono

Utente: nenufar
Nome: La Chicca
Please allow me to introduce myself I'm a WOMAN of wealth and taste...Pleased to meet you Hope you guess my name But what's puzzling you is the nature of my game...

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